Progetto Scuola

Il progetto scuola è la prosecuzione dello straordinario impegno di Antonino Caponnetto che, negli ultimi dieci anni della sua vita, aveva assunto nei confronti dei giovani.


Le radici di questo impegno si ritrovano leggendo, nel volume Antonino Caponnetto, eroe contromano in difesa della legalità, i testi di conferenze e interventi del giudice nelle scuole d’Italia. Ragazzi e ragazze riscoprono in essi, con forza, la difesa della Costituzione repubblicana e dei valori ivi racchiusi: il primato della legge, la giustizia sociale, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, l’opposizione alla guerra quale strumento di soluzione dei conflitti, il divieto del lavoro minorile, l’assoluta opposizione alla pena di morte, il valore dell’istruzione.


Una parte cospicua del libro è dedicata all’educazione alla legalità. Questi scritti sono il segnale di quel compito che il giudice assunse per sé a seguito delle stragi di Capaci e di via D'Amelio: incontrare i giovani nelle scuole e parlare con loro di legalità, di impegno civile, di responsabilità, favorire un loro nuovo protagonismo, diffondere una cultura dei diritti contro l'arroganza, la prevaricazione e la criminalità. Antonino Caponnetto lo ha perseguito con straordinaria tenacia fino alla sua morte, convinto di rafforzare la difesa della democrazia e della cultura del diritto a cominciare dai ragazzi, da quelli che saranno i cittadini di domani, nella speranza che crescano con i valori della nostra Costituzione.


Questo lascito di Antonino Caponnetto è divenuto il tratto distintivo dell'intervento nelle scuole della fondazione. Sin dalla sua costituzione essa ha proseguito nel compito di tenere incontri, conferenze, dibattiti e seminari nelle scuole di tutta l'Italia. Questo impegno è il segno di una fedeltà stretta all'insegnamento del giudice: parlare con i ragazzi, ascoltarli, incitarli a divenire autonomi e protagonisti del proprio futuro.


In principio l'intervento ha avuto il carattere di conferenza: quella di un giudice, o di un giornalista, o di uno dei tanti uomini o donne impegnati nelle associazioni e nei comitati contro la mafia, o di chi ogni giorno vive in una realtà ad alta densità criminosa. Tutte queste testimonianze servivano a sollecitare tutti i cittadini a maturare una salda coscienza dei diritti civili.


Ascoltare dalla viva voce di un magistrato o di un uomo o una donna impegnati nella battaglia contro la mafia il racconto di che cosa è la criminalità organizzata che strozza la vita e le speranze di tanti cittadini, che soffoca la vita quotidiana, che mortifica il desiderio di partecipare alla amministrazione della collettività, che nega il diritto ad un lavoro e ad un'equa retribuzione, era un'esperienza esaltante che stimolava nell'ascoltatore il bisogno di partecipare, di dare un proprio contributo al perseguimento di un obiettivo di così grande valore. Per un certo periodo di tempo la sola testimonianza è stato uno strumento efficace per avvicinare i cittadini, e i giovani in particolare, e invitarli al protagonismo civile.


Col passare degli anni
la fondazione ha scoperto i limiti di questa impostazione, anche grazie alle richieste che emergevano dal mondo della scuola. Come dare continuità, forma compiuta all'intervento nelle scuole? Insegnanti e ragazzi auspicavano una presenza costante e duratura, un lavoro che non finisse in un solo giorno. È nato così il progetto scuola, un vero e proprio progetto da inserire nel Piano dell'Offerta Formativa di ciascuna scuola. Non dimenticando alcune sue peculiarità. Innanzittutto, la fondazione ritiene fondamentale la centralità del ruolo degli insegnanti e degli studenti, perché sono loro i soggetti dell'azione educativa e i protagonisti di quel cambiamento culturale, di cui parlava Antonino Caponnetto, per trasformare questo nostro Paese. Al contrario, il compito della fondazione è di supporto, aiuto, collaborazione.


Questa convinzione nasce dal principio
che la legalità si declina secondo modalità le più varie. Parlare di rispetto delle leggi nelle scuole significa assumere uno dei punti di vista da cui ci poniamo per regolare la vita nella società: legalità nel lavoro, nella tutela dell'ambiente e del patrimonio artistico, nell'economia. Il lavoro da compiere con i ragazzi è quello di sperimentare come si possano modificare i comportamenti individuali e collettivi nelle concrete situazioni assumendo come valore di riferimento il rispetto delle regole. Ragazzi e ragazze individuano le emergenze del proprio territorio, i beni da salvaguardare, le aspirazioni da concretizzare e provano a definire una nuova gerarchia di principi.


C'è poi una cornice che racchiude tutti i discorsi, una serie di valori da cui tutti gli altri derivano: essa è la nostra Carta costituzionale. La sua conoscenza, lo studio sistematico, il suo essere parte del bagaglio scolastico costituisce senza dubbio l'approdo felice di quel principio contenuto nell'articolo 3: l'istruzione quale strumento di crescita e di effettivo eguaglianza.


I progetti di educazione alla legalità si articolano in più incontri, nel lavoro in classe con i docenti, nelle ricerche e nelle attività dei singoli o di gruppo. Dopo aver elaborato un progetto in collaborazione con la singola scuola, il lavoro procede tenendo distinti e chiari i compiti e gli ambiti di intervento della fondazione. In questo modo si salvaguarda il ruolo centrale della scuola e la funzione di supporto della fondazione. Nel corso dell'anno scolastico essa interviene con testimonianze autorevoli, approntando materiale didattico adatto al tema del progetto, offrendo la collaborazione specifica sul tema delle regole, dei diritti, della condizione giovanile.


In questi ultimi anni, in particolare, l'impegno della fondazione si è arricchito ponendo particolare attenzione anche all'uso delle droghe e al bullismo, due temi cruciali della condizione giovanile. L'intento è quello di far maturare la consapevolezza sui pericoli dell'uso di sostanze stupefacenti, pericoli che riguardano la salute, la devianza e l'attingere ad un mercato gestito dalle organizzazioni criminali. Ma la riflessione e l'approfondimento su questo tema deve essere propedeutico a quello più generale che riguarda la devianza.


Quanto al bullismo, la fondazione è impegnata a sollecitare insegnanti, genitori e soprattutto i ragazzi a conoscere bene questo fenomeno, a sorvegliare con attenzione le dinamiche relazionali nelle classi e ad aiutare i ragazzi a riconoscere il bullo che è seduto al banco accanto, ma anche i propri atteggiamenti da bullo. Se cresce questa consapevolezza della gravità del problema e della necessità di coinvolgere tutti, si possono avere delle speranze fondate di contrastare e arginare questo problema.


La fondazione ritiene inoltre particolarmente significativo che le scuole coinvolgano nei loro percorsi di educazione alla legalità sia gli enti locali, sia le famiglie, sia la società civile tutta, spesso assenti dalle responsabilità formative dei giovani. Solo così è possibile riconoscere un senso compiuto nel progetto scuola.

 

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