La Fondazione Antonino Caponnetto

Antonino Caponnetto conclude il suo impegno di capo del pool antimafia nel marzo 1988 e crede che a guidare l’ufficio da lui diretto sarà chiamato Giovanni Falcone. In realtà, il Consiglio Superiore della Magistratura sceglie il giudice Antonino Meli che muta l'indirizzo dell'Ufficio istruzione. Successivamente Giovanni Falcone, isolato e consapevole di non poter svolgere il suo lavoro al meglio, accetta l’incarico presso il Ministero della Giustizia.



Antonino Caponnetto ha sperimentato sul campo l’efficacia dell’azione di contrasto del pool antimafia: il primo grande processo a Cosa Nostra ha decimato le schiere criminali, ma anche messo in evidenza la necessità che le forze politiche compiano il loro dovere fino in fondo: cacciando dai propri ranghi gli inquisiti, avviando un’azione moralizzatrice dell’attività politica e non intralciando l’attività della magistratura.

 

Gli attentati di Capaci e di via D'Amelio e la terribile morte dei due magistrati sono il segno che la nostra convivenza civile scivola inesorabilmente verso la barbarie e l’illegalità. Sono tantissimi i cittadini attoniti in quei mesi in cui l’offensiva criminale è forte e apparentemente invincibile. La mafia cerca nuovi referenti politici e le istituzioni non sembrano in grado di reggere l’urto, anche perché “Tangentopoli” ha messo a nudo quanto sia estesa e ramificata la corruzione.

La perdita terribile dei suoi due “figli”, Falcone e Borsellino, procura un dolore atroce al giudice, tanto è vero che si lascia sfuggire un «Tutto è finito!» Ma subito si riprende, riflette su quei drammatici fatti, sulla crisi morale e politica che attraversa il Paese, sulla dissoluzione del pool antimafia e decide di compiere quella autentica “mossa del cavallo” che lo impegna completamente durante tutta l’ultima parte della sua vita. Il giudice è convinto che una trasformazione radicale di questo nostro Paese sia possibile solo a partire dai cittadini, e in particolare da quelli più giovani. Solo una vera rivoluzione culturale che abbia al centro il tema della legalità e l’educazione dei cittadini ai valori di giustizia e di libertà può alimentare la speranza che il nostro Paese sradichi definitivamente la mafia e si avvii verso una piena democrazia.


Per dieci anni Antonino Caponnetto incontra cittadini
, giovani e studenti delle scuole d’Italia, viaggia in lungo e in largo senza fermarsi, facendo anche tre interventi al giorno, per parlare di legalità e giustizia sociale. Il suo linguaggio è chiaro e diretto, spesso parla a braccio e sempre con grande calore. I giovani lo ascoltano con attenzione, ammirano la sua coerenza e la sua testimonianza, per loro è un punto di riferimento sicuro, come documentano le numerose lettere che gli hanno scritto.


Da questa esperienza matura l’idea
di offrire a tutti i cittadini onesti una possibilità di incontro e di riflessione sui temi della legalità. Così, nel 1999, si tiene il primo Vertice sulla legalità dall’eloquente titolo “Uomini e donne di buona volontà se ci siete battete un colpo”. All’incontro partecipano i principali esponenti dell'antimafia di allora. Ma soprattutto una marea di cittadini attenti. Il successo di questo primo vertice significa il desiderio di tanti uomini e donne di voler vivere in un paese libero e giusto. È sorprendente scoprire quanto sia radicata l’esigenza di valori democratici e questo convince il giudice a proporre un appuntamento annuale sui temi della giustizia e della legalità. Antonino Caponnetto ha partecipato a tutti i Vertici, con l’eccezione di quello del 2002 perché era malato.


Dopo la sua morte, il 6 dicembre 2002
, il fidato collaboratore Salvatore Calleri, la moglie Elisabetta, alcuni suoi collaboratori e gli amici hanno deciso di proseguire l’azione meritoria del padre del pool antimafia di Palermo, costituendo la fondazione a lui intitolata. Essa ha promosso, quale suo primo atto, la pubblicazione di alcuni degli scritti del giudice a cura di Salvatore Calleri. Il volume, Antonino Caponnetto, eroe contromano in difesa della legalità, edito dalla Diple Edizioni, vuole essere il testamento spirituale di Antonino Caponnetto perché comprende i suoi discorsi più significativi relativamente ai grandi temi che egli ha posto al centro della sua azione politica e sociale.


Fedele all'azione e all'insegnamento di Antonino Caponnetto, la fondazione
promuove incontri, conferenze, dibattiti, seminari con studenti e cittadini in tante città d’Italia. Non solo in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, epicentri di fenomeni mafiosi e di criminalità organizzata, ma anche in molte altre località perché luoghi di riciclaggio del denaro di provenienza illecita, oppure per aver offerto, talvolta anche inconsapevolmente, l’opportunità di investire i capitali frutto dell’attività malavitosa. Le manifestazioni hanno ricevuto spesso l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Ai dibattiti partecipano, insieme con la Fondazione, magistrati, giornalisti, uomini politici, cittadini attivi nelle associazioni impegnate contro la criminalità mafiosa, proprio a sottolineare l’importanza di sollecitare una nuova attenzione al fenomeno e alla necessità di un impegno continuo e attento per combatterlo.


Per la diffusione della cultura della legalità
e dei valori della Costituzione occorre un impegno forte, incisivo, grande e una platea senza dubbio più ampia e variegata di quella degli studenti delle scuole medie inferiori e superiori che intendono avvicinarsi ai temi della legalità, della nostra Costituzione, ad un nuovo protagonismo civile. Si deve coinvolgere chi frequenta l’università e spera domani di entrare nel mondo del lavoro e ci interroga in modo radicale sul mondo di oggi, ponendoci domande di equità, di trasparenza, di non violenza; chi già lavora, chi è adulto e chiede ragione delle illegalità e delle ingiustizie sociali.


Ma la platea è costituita anche dai soggetti collettivi, quella estesa mappa di associazioni, comitati, gruppi anche informali che conducono battaglie per la legalità, la trasparenza e la giustizia sociale. Soggetti collettivi ai quali la fondazione offre la sua collaborazione a costruire delle reti sul territorio nazionale, a realizzare battaglie comuni sui grandi temi, e con i quali è possibile sedimentare un modo di sentire comune, una nuova cultura della giustizia e dei valori repubblicani.


In stretta connessione con queste attività
vi è quella di conoscenza e analisi dei fenomeni mafiosi. Per questo compito occorre connettere l'informazione relativa alla criminalità, la pura descrizione di fatti di cronaca o di costume con una disamina attenta e articolata delle origini, evoluzione e strutturazione della mafia e del crimine organizzato. La fondazione produce ascolto, osservazione e riflessione divenendo così punto di riferimento per la ricerca e aprendo sentieri per strategie efficaci di contrasto al fenomeno criminoso. Ultimamente la fondazione ha aperto numerosi osservatori sulla criminalità diffusa e su quella mafiosa diventando un punto di riferimento per l'analisi di tali fenomeni.


In questo spazio sarà dato rilievo alla produzione scientifica relativa alla mafia, alla cultura della legalità e dei diritti, alla conoscenza della Costituzione. Non solo libri, ma tutto quello che si produce nell'università italiana su questi temi. In particolare, si intende offrire spazio a tutte le tesi di laurea che hanno come tema questioni connesse alla mafia e alla cultura della legalità in modo che questa ricchezza scientifica non resti nascosta su qualche scaffale polveroso.


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