La Fondazione Antonino Caponnetto

Antonino Caponnetto conclude il suo impegno di capo del pool antimafia nel marzo 1988 e crede che a guidare l’ufficio da lui diretto sarà chiamato Giovanni Falcone. In realtà, il Consiglio Superiore della Magistratura sceglie il giudice Antonino Meli che muta completamente l'indirizzo dell'Ufficio istruzione rendendo inutile l’azione del pool. Paolo Borsellino lascia Palermo e va a dirigere la procura di Marsala. Successivamente Giovanni Falcone, isolato e consapevole di non poter svolgere il suo lavoro al meglio, accetta l’incarico presso il Ministero della Giustizia.

Antonino Caponnetto ha sperimentato sul campo l’efficacia dell’azione di contrasto del pool antimafia: il primo grande processo a Cosa Nostra ha decimato le schiere criminali, ma anche messo in evidenza la necessità che le forze politiche compiano il loro dovere fino in fondo: cacciando dai propri ranghi gli inquisiti, avviando un’azione moralizzatrice dell’attività politica e non intralciando l’attività della magistratura.

Gli attentati di Capaci e di via D'Amelio e la terribile morte dei due magistrati sono il segno che la nostra convivenza civile scivola inesorabilmente verso la barbarie e l’illegalità. Sono tantissimi i cittadini attoniti in quei mesi in cui l’offensiva criminale è forte e apparentemente invincibile. La mafia cerca nuovi referenti politici e le istituzioni non sembrano in grado di reggere l’urto, anche perché “Tangentopoli” ha messo a nudo quanto sia estesa e ramificata la corruzione.

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